In Sicurezza sul lavoro

28 APRILE 2019

Riflessioni sulla Giornata Mondiale sulla Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro.

L’impressionante catena di cronache circa morti e feriti sul lavoro frantuma all’istante l’illusione di sentirci invincibili o intoccabili rispetto ai rischi che ogni giorno corriamo mentre ci adoperiamo per guadagnarci lo stipendio a fine mese.

Dando uno sguardo ai dati INAIL del 2018 infatti, le denunce pervenute al 31.12.2018 per infortuni sul lavoro nel periodo gennaio-dicembre sono state 641.261, quasi 6 mila in più rispetto ai 12 mesi del 2017 (635.433).

A livello nazionale, aumentano i casi di infortunio durante il lavoro, (+0,6%, da 539.584 a 542.743) ma sono ancora più in crescita, purtroppo, quelli in itinere (percorso casa-lavoro-casa), che hanno fatto registrare un +2,8%, (da 95.849 a 98.518).

Aumentano anche le malattie professionali, le patologie muscolo-scheletriche (36.637 denunce) e le sindromi del tunnel carpale (6.681) sono, ancora una volta, le più denunciate.

Questa errata ma diffusa sensazione di invulnerabilità rispetto ai rischi sui luoghi di lavoro si sgretola quindi in breve tempo, e il conto ci appare clamorosamente costoso, sotto tutti i punti di vista, e ci pone di fronte alla necessità di assicurarci un presente (lavorativo) al sicuro.

La Giornata Mondiale della Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro ci offre l’occasione per riflettere ancora più seriamente sul ruolo fondamentale che devono assumere, in ogni ambito d’attività, la prevenzione e la formazione, e sull’importanza di un lavoro in sicurezza anziché di un lavoro sicuro, a cui tutti sembrano auspicare con maggiore convinzione e attività, al punto che, pur di ottenerlo e mantenerlo, sono costretti ad accettare o a trascurare condizioni quotidiane di insicurezza e pericolo.

Il 28 aprile l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la ILO (Agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti, con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in tutti i suoi aspetti) tenterà di fare il punto sui 100 anni del lavoro per come comunemente lo conosciamo oggi, al fine proprio di individuare best practices, nuove frontiere normative e indicazioni operative per migliorarne sicurezza e salute. Guardando al futuro infatti, le metamorfosi di ogni tipo che stanno interessando la nostra società (sviluppo delle tecnologie dell’Intelligenza Artificiale, situazione demografica a livello mondiale, sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici, rovesciamento dei paradigmi nei processi di organizzazione del lavoro, solo per citarne alcuni) impongono a tutti gli addetti del settore, dalla politica agli operatori della formazione, passando ovviamente per il mondo imprenditoriale, di ripensare non soltanto il concetto di lavoro, ma anche quelli della prevenzione e della sicurezza, che sarà il terreno su cui si giocherà, ancora più di adesso, la partita della dignità del lavoro e della vita umana.

Per arrivare a compiere questo salto culturale, che sarà doveroso ma non sarà breve, anche alla luce del (bassissimo) punto di partenza di adesso (come i dati di sopra purtroppo confermano), bisogna cominciare oggi, senza indugio, con un’evidenza che non deve mai più essere messa in discussione dal mondo imprenditoriale: la formazione non è un costo, è un investimento. Non è vero che la formazione è una spesa, il lavoratore formato è un operatore che ha conoscenze e abilità, saprà fare il suo lavoro in un modo migliore, più efficiente, più efficace, ma soprattutto, evitando o limitando al massimo i rischi di un infortunio, non sarà mai un costo per l’azienda, bensì una risorsa. Quello che la maggior parte delle aziende tende a sottovalutare è che la sicurezza sul lavoro non è un calcolo di percentuali: non è che un’azienda può permettersi di far operare i propri addetti “quasi sempre bene”, ovvero in sicurezza, come ci sentiamo ripetere spesso… l’azienda deve assicurarsi che questo venga fatto sempre, perché la volta che non accada può non accadere nulla, ma se accade, quello che torna indietro non è una statistica, ma una vita umana che non torna a casa. E quindi, visto che a cospargersi il capo di cenere e fare commiati sono bravi tutti, ma sempre troppo tardi, iniziamo a pensarci adesso, cogliendo l’occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza, perché il livello di insicurezza e di pericolo raggiunto è incivile e inaccettabile, e perché, ripetiamo, la sera a casa devono tornare le persone dalle loro famiglie, non statistiche che ci dicono “abbastanza bene”..devono tornarci tutti i lavoratori!

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