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NEL CUORE DELL’ EUROPROGETTAZIONE

Si fa un gran parlare di fondi europei, finanziamenti europei, ma troppo spesso c’è confusione, poca chiarezza, e purtroppo tanta illusione.

E la colpa è di molti addetti al settore, i quali, anche a causa del sempre più crescente credit crunch da parte delle banche, pensano che l’arma commerciale vincente sia quella di promettere soldi facili, investimenti facili, crescite di business mostruose. E magari lo è pure vincente, ma la prima volta, forse, poi le invenzioni disoneste intellettualmente presentano il conto, nel business come nella vita.

Sì perché la realtà è molto diversa: i fondi europei sono opportunità straordinarie, ma non è che un’azienda apre la saracinesca una mattina et voilà, è pronta per competere.

Si dirà: come no? Abbiamo un progetto, mi rivolgo a un consulente, lui me lo scrive, il progetto è valido come nessun altro al mondo (perché tutti, o quasi, pensano di avere l’idea del secolo), come è possibile che non ci venga finanziato? Ho sentito che ci sono un sacco di soldi, milioni, io chiedo al massimo 250.000 euro, anche onesto sono, come possono non darmeli.

Il punto è che l’Unione Europea, sia con i Fondi diretti che con quelli indiretti, premia l’eccellenza, la solidità, l’affidabilità, la puntualità, e si tratta di caratteristiche che non sono così facili da rintracciare nelle aziende e di conseguenza nei progetti che vengono proposti. Senza considerare l’aspetto competitivo, che, soprattutto nei Fondi a diretta emanazione comunitaria, quelli per capirsi che vengono gestiti ed erogati da Bruxelles (si legga European Commission), è estremamente forte: si “lotta” con tutti i paesi membri dell’Unione, e quindi non basta avere una grande idea. Serve un’azienda solida e strutturata, serve una partenariato di livello, serve la capacità di lavorare in rete, serve conoscere l’inglese, serve capire che il consulente deve essere affiancato e non può sostituire in toto l’imprenditore o il personale aziendale nella presentazione del progetto, serve essere consapevoli che ci sono i paletti imposti dai bandi, sia come spese che si possono sostenere, sia come tempistiche che devono essere necessariamente rispettate.

Ma non è che con i Fondi indiretti, quelli per intendersi gestiti per lo più dalle singole Regioni (e, in via residuale, da altri Enti Locali) la situazione cambi di molto: ok, non si compete con tutta l’Europa, ma i plafond finanziari sono molto ridotti (e di conseguenza anche le quote di finanziamento agevolato/a fondo perduto spettanti ai beneficiari) rispetto ai Fondi diretti, per cui le aziende che partecipano e i progetti che vengono proposti devono avere le stesse caratteristiche di eccellenza, organizzazione e capacità di gestione cui si faceva sopra riferimento.

Detto questo, messi i puntini sulle “i”, e sfatati un po’ di miti che fanno male a tutti quelli che vogliono operare in questo mercato con professionalità e correttezza, andiamo ad approfondire i Fondi indiretti, quelli strutturali.

I FONDI STRUTTURALI

I Fondi strutturali sono i Fondi Indiretti, ovvero quei Fondi che vengono gestiti dagli Stati Membri, o direttamente attraverso il Governo Centrale (o sue emanazioni) o attraverso gli Enti Locali (in Italia le Regioni).

I Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) sono i principali strumenti finanziari della politica regionale dell’Unione europea il cui scopo è quello di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale riducendo il divario fra le regioni più avanzate e quelle in ritardo di sviluppo (art. 174 TFUE).

I Fondi SIE si inseriscono all’interno della politica di coesione, definita dal Trattato sull’Unione come obiettivo fondamentale del processo di integrazione economica europea. La politica di coesione sostiene la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini in tutte le regioni e le città dell’Unione europea. Nell’ambito della finalità generale della coesione, ciascuno dei Fondi Strutturali persegue specifiche missioni. La politica di coesione fornisce il quadro di riferimento necessario alla realizzazione degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell’Unione europea entro il 2020.

La politica di coesione si basa sul cofinanziamento nazionale o regionale. Si tratta di un sistema che induce gli Stati membri a mantenere il loro impegno di investimento e di crescita anche in periodi di recessione. Inoltre, gli interventi finanziari dell’Unione devono essere aggiuntivi rispetto alla ordinaria spesa pubblica degli Stati, secondo il principio dell’addizionalità sancito dai regolamenti europei. Le risorse previste da questi fondi vengono distribuite secondo una programmazione settennale. Al fine di rafforzare il sistema dell’istruzione e della formazione, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha già promosso la realizzazione di interventi finanziati dai Fondi Strutturali durante tre cicli di programmazione (1994-1999; 2000-2006 e 2007- 2013). Per il periodo di programmazione 2014-2020, il MIUR sarà responsabile dell’attuazione del Programma Operativo Nazionale “Per la Scuola. Competenze e ambienti per l’apprendimento”, che prevede interventi di sviluppo delle competenze, finanziati dal FSE, ed interventi per il miglioramento degli ambienti e delle attrezzature per la didattica, finanziati dal FESR.

Per il momento ci fermiamo qui, nel prossimo articolo andremo ad approfondire quali e quanti sono i fondi strutturali….

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